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Due persone si incontrano dopo tanto, troppo tempo, bevono birra, mangiano sotto un cielo stellato e da lì tutto parte. Scoprono di avere molte cose in comune soprattutto la passione per il cibo e le storie che sa raccontare e allora dopo un’anno e mezzo, una bimba, una casa nuova e qualche musata di quelle che la vita riserva un po’ a tutti, decidono di coltivare questa passione sul serio, tra le mille idee in cantiere c’è quella di aprire un gruppo Facebook.

Veru: “Basta dobbiamo imparare a fare solo le cose che ci piacciono e ci danno gioia e gusto, capito?”

Save: Ok, partiamo, io ho in testa questa cosa del cibo sociale proviamo a portarla avanti insieme?Iniziamo e vediamo cosa accade”

Veru: ok però io con Stella per ora non riesco ad aiutarti tanto

Save: facciamo quello che possiamo

Il gruppo inizia a riempirsi, le persone a raccontarsi, i sapori e gli odori a contaminarci e le emozioni a sgorgare tra i vari post

Save…”ma se facciamo un sito”? così possiamo approfondire le storie, arricchirle e

Veru: …e magari così possono partecipare anche le persone che non amano usare Facebook”

Save: si però voglio una cosa diversa dal solito”

Ed eccoci qui ogni sera dopo aver messo a nanna la pupa ci siamo dedicati al sito….il logo, il sito, le idee tutto inizia a prendere forma….”beh adesso vediamo che succede….speriamo che piaccia a te piace? Si! Anche a me….

BIO

184497_10200095407375539_1453244033_nVeruscka Gennari
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https://www.facebook.com/veruscka.gennari

L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach quindi non c’è modo migliore che festeggiare insieme mangiando perchè noi siamo amici…Buon appetito!!

Queste sono state le parole con cui ho aperto la mia cena di laurea e questo è quello che penso del cibo. Quando cucino sto proprio bene, sono Veru, quella che non ama troppo le regole, quella a cui piace coccolare gli altri, quella che adora sentirsi dire brava, quella che se entri mentre cucino mi scoccia perché mi togli la sorpresa di stupirti! Quello che mangio è quello che sono: tra dolce e salato scelgo il dolce perché me lo immagino che sorride e dice al salato “t’ho fregato anche sta volta” e infatti sono un po’ presuntuosa, mi piace cucinare i primi e i dolci perché i secondi hanno sempre bisogno di qualcuno (un contorno, un po’ di pane, una salsa) a me invece piace sentirmi completa, voglio ingredienti di qualità perché penso che ci si deve voler bene e che il corpo è la nostra casa quindi dobbiamo preoccuparci di chi facciamo entrare, mangio tutto o quasi perché non sono abbastanza forte per le scelte estreme, mangio per piacere perché adoro star bene, mi piace fare la spesa perché voglio scegliere, discrimino i cibi confezionati perché non mi piace vincere facile (e perché fanno male).

Adoro quel momento di sospensione che divide il cucinare dall’assaggiare! Non so com’è! Accidenti che buono! Sorriso….dai assaggia anche tu e gioia che mi esplode nel cuore! I miei mai in cucina: mai cibi surgelati (se non da me), mai mettere un piatto in frigo senza coprirlo, mai invitare persone che non amano mangiare, mai gli amaretti nei cibi, mai il quinto quarto e similari, mai sedersi a tavola arrabbiati o alzarsi senza sentirsi meglio di quando ci si è seduti, mai cucinare un piatto che non ti rappresenta. Matrimoni felici: il rum con le torte al cioccolato, la cannella con la zuppa di ceci, il sambuco con il pollo, la vaniglia e la menta con la crema pasticciera, le croste di parmigiano con le minestre, lo zenzero con le vongole, le cipolle con il resto del Mondo. Il piatto che non mi stancherei mai di mangiare: i tortellini in brodo mentre il piatto che odio in assoluto è il gulash all’ungherese che però so cucinare meglio di un’ungherese

Che lavoro faccio? Dunque…potrei dire che “cucino le persone”, sono una formatrice e un coach e aiuto le persone ad allenare la loro Intelligenza Emotiva, sprigionare la loro energia, sviluppare i talenti e trovare la loro ricetta per la felicità e una vita più consapevole. Il mio sogno? Una cucina enorme splendida con una dispensa ricca di ingredienti e profumi, un tavolo desideroso di accogliere gente e una valigia sempre pronta per partire e viaggiare.

2013-08-07 14.01.17 copiaSaverio Cuoghi
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Mi piacciono le storie e da un po’ mi piace anche raccontarle,
mi piace il passato e fare cose nuove e mi piace ascoltare le persone.

Sono nipote di un agricoltore, ho goduto di un tempo magico e inquantificabile quello che ci avvolge quando da piccoli si ha una intera campagna a disposizione. La campagna di mio nonno si chiama “I luoghi” (i log), io mi chiamo Cuoghi. Alla fine il destino, tra le altre mille sliding doors, prevedeva che la passione della cucina, della terra, dei diversi luoghi dove si crea cibo, dalla pianta sino alla tavola, diventasse parte della mia vita. Vengo da Ferrara, cresciuto da una mamma dispensatrice di cibo e affetto, elargiti a grandi quantità, sottoforma di cappellacci con la zucca, salama da sugo e tenerina ed educato alle emozioni e al rispetto per il cibo da mio papà, al quale non ho mai visto lasciare una briciola in un piatto, e che chiudeva gli occhi concentrandosi e degustando anche quando beveva vino che oggi diremmo di bassa qualità. E così alla soglia dei 45 dopo un laurea in economia e un lavoro che non mi stancherà mai decido che è ora di unire i puntini e quindi ritorno a scuola tra i banchi del corso serale dell’Alberghiero di Castel San Pietro (Bologna). Ancora non so se è stato un colpo di testa, non conta molto in fondo, quello che conta è la passione che mi ha portato lì a riassaporare l’inquietudine degli anni di adolescenza, il piacere di imparare, la voglia di copiare alle verifiche e di arrivare fino in fondo con in mano la qualifica di cuoco. Spacciando sfavillanti competenze culinarie, conquisto Veruscka, di cui sopra (il pezzo di carta serve, eccome se serve) e mi accorgo che sul serio quei puntini li sto chiudendo.

Cuoco da poco, consulente e formatore da sempre, mi piace mettermi lì a fianco dell’imprenditore e dargli una mano nel suo impegno quotidiano, nell’innovare e migliorare, una ricetta anche per loro, un menu tutto da scrivere, osservando le persone e i loro talenti. La migliore sintesi del mio lavoro l’ha fatta mio figlio grande a sette anni dicendo che “aiuto le imprese a lavorare meglio”. Non sono stato mai capace di tirare fuori niente di più chiaro e adatto. Da alcuni anni, naturale matrimonio d’amore, la mia attività di consulenza e formazione si è concentrata sui temi del Food Management e del Food Cost. In cucina amo la pasta fresca, il lavoro delle mani, le verdure, i cibi sfiziosi, il fritto ben fatto, tagliare le verdure come si deve, la birra, e, da uomo della bassa ferrarese, tiro dritto con metodo fino a che non ottengo il risultato. Se una cosa non mi riesce è la fine e ne sa qualcosa la mia famiglia perchè non mollo. Ricordano ancora la mia sequenza ininterrotta di passatelli kaizen pranzo/cena dopo l’inatteso insuccesso iniziale. Al ristorante sono ormai insopportabile quando il menu non si legge, il cameriere non mi racconta quello che sto mangiando, il cuoco non cucina con passione e il ristoratore se ne frega dei clienti e non si prende cura dei sui collaboratori. Sono sempre alla ricerca delle storie che stanno dietro ad una ricetta, ad un ingrediente, ad un piatto, al suo nome e da questo, da tutto questo e dalla mia storia è nata l’idea di CiboSociale.

 

Stella e Giovanni assaggiano le nostre preparazioni  e sono i veri sponsor e motivatori del progetto.